Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

martedì 16 luglio 2013

Giancarlo Ballerini

Memorie di uno sfollato
di guerra a Marradi
Prima parte 1941-1942

ricerca di Luisa Calderoni


                                                                  La pagella del 1941


 

“ Correva l’anno 1941 ed eravamo ormai in autunno: io andavo a scuola alla Demidoff di Firenze dove frequentavo la terza elementare con la scocciatura che il sabato dovevo recarmi a scuola vestito da Balilla, cantare più o meno per l’intera mattinata le solite canzoni e inni patriottici e nel pomeriggio presto, quando “consigliato” all’adunata di rito alla Casa del Fascio di Ricorboli per accoglier, schierato con gli altri Balilla, il federale di turno che veniva o non veniva se ne aveva voglia o meno.

 
 

Gli inglesi, i nostri acerrimi nemici secondo la propaganda, avevano accentuato negli ultimi tempi le incursioni aeree sulle nostre principali città e sui centri di produzione bellica e di conseguenza Mussolini, in un comunicato radio, aveva esortato quelle famiglie giovani e con figli piccoli che ne avevano la possibilità a sfollare nelle campagne o in siti più sicuri per evitare i bombardamenti aerei che la perfida Albione ci somministrava quasi quotidianamente.




I miei genitori, essendo vissuti a Marradi saltuariamente e avendo lì parenti e amici, ottennero in affitto, in qualità di sfollati, la casa dei signori Mughini, al primo piano di uno stabile con giardino sito in Piazza delle Scalelle, di fronte alla Cappella del Suffragio, a fianco dell’Albergo Lamone.



Marradi - Piazza delle Scalelle negli anni '30

Quindi in quattro e quattr’otto, arredato l’appartamento, partimmo armi e bagagli e ci stabilimmo in paese: il babbo partiva in Littorina il lunedì mattina per Firenze, dove rimaneva a lavorare per tutta la settimana, ed il venerdì sera col treno, ritornava da noi.







Analogamente anche la famiglia dello zio Gino, fratello del babbo si era trasferita da Genova a Marradi e si era insediata nella casa di sua proprietà in Piazza Celestino Bianchi. (…)

Tornai a scuola alle elementari a Marradi e la mia maestra era Suor Maria Amata; un amico che conobbi nella circostanza fu Paolo Chiari di Firenze, anche lui sfollato con il babbo e la mamma e le tre splendide sorelle maggiori, la Fufi, la Jone e l’Ornella, tutti abitanti nella Villa dell’Annunziata dopo le Case Operaie.

Paolo che era mio coetaneo, tutte le mattine mi veniva a prendere a casa e insieme andavamo poi a scuola dove fortunatamente non c’erano l’obbligo di divise, adunate o Federali da ricevere.

 
Purtroppo però eravamo in  guerra e la vita non era facile: se si voleva, avendone la possibilità, mangiare un po’ meglio e vestirsi, bisognava rassegnarsi a comprare di nascosto al mercato nero dove, pagando profumatamente, si trovava di tutto. Purtroppo le tessere imposte dal Regime erano ben poca cosa per levarsi la fame e vestirsi.

Intanto noi ragazzi avevamo formato un bel gruppo di amici e nei miei ricordi ci sono Romano di “ Casa della Volpe”, Sergio e Enzo Mercatali, Vinicio e altri. I nostri giochi e le nostre passioni erano ovviamente le riviste di guerra, specie quelle con gli aerei nemici e amici con relative figurine, i gradi e i distintivi che qualche parente militare ci regalava in occasione della “rinfrescata” della vecchia divisa o del cambio del berretto e dei bossoli delle cartucce sparate in occasione delle esercitazioni che, con tanti soldati in giro, non era facile reperire.

Naturalmente tutto questo portava a uno scambio di oggetti e il nostro tempo libero passava in questi trastulli.
 
Capitava poi che in certe sere, dopo cena quando noi ragazzi si doveva andare a dormire, arrivasse in casa qualche amico del babbo e che tutti, con una certa aria da cospiratori, accendessero la radio per captare, quasi in un sussurro, le notizie proibitissime della nemica radio Londra, trasmesse dal famoso Colonnello Stevens e che noi ragazzi ci si alzasse in punta di piedi per non farci sentire e si andasse ad origliare dietro la porta del salotto.


 
Tali notizie divergevano sempre in modo evidente dai roboanti bollettini delle Forze dell’Asse trasmessi dall’EIAR e tutto ciò ci procurava una sensazione di dubbio e insicurezza perché, che diamine!  Le adunate e le mascherate in divisa potevano essere una scocciatura, ma molti babbi, fratelli maggiori, cugini e parenti, erano purtroppo al fronte e noi ragazzi non potevamo non tifare sinceramente per loro."




Fonti
L'immagine all'occhiello viene dalla collezione Manieri, www.pagelle-italiane.blogspot.it





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