Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

lunedì 20 novembre 2017

Felicino da Campolungo


Una lite finita male
all'osteria
di Madonna dei Tre Fiumi
ricerca di Claudio Mercatali



Madonna dei Tre Fiumi
nell'Ottocento

Il 27 dicembre1824 Felice Giannelli, per gli amici Felicino da Campolungo, di ritorno a Marradi, si fermò all' osteria di Madonna dei Tre Fiumi e incontrò altri marradesi con i quali si mise a giocare alla morra.


In questo gioco antico due giocatori calavano la mano a dita distese e  gridavano un numero compreso fra 2 e 10. Vinceva chi indovinava il numero che risultava dalla somma delle dita aperte.




La calata si ripeteva per un numero di volte prestabilito e alla fine si faceva il conto delle vincite.





Il gioco si prestava a diversi imbrogli, specialmente se i due giocatori non calavano il braccio assieme o chiudevano le dita dopo aver visto la calata dell'avversario. Per questo era vietato ...





Anche quella volta scoppiò la lite e successe che ...






Dov'è Campolungo? E' un podere vicino a Biforco al quale si arriva salendo al Castellaccio e percorrendo la strada a fianco dell'attuale campo sportivo di Marradi.




C'erano diversi marradesi quella sera all'osteria di Madonna dei Tre Fiumi. Evidentemente in quella fredda sera di dicembre non era agevole attraversare la Colla di Casaglia. E così i testimoni del fattaccio furono tanti ...




L'avvocato Lorenzo Collini era un ottimo professionista.
Membro dell'Accademia dei Georgofili, per diversi anni segretario dell'Accademia della Crusca ...
Riuscì a far assolvere Felicino con questa arringa? Non lo sappiamo.


martedì 14 novembre 2017

1785 La confisca dei beni della Chiesa

Il Granduca Leopoldo abolisce
le Congregazioni religiose
ricerca di Claudio Mercatali

 Archivio storico del Comune di Marradi
1780 - 1798 Filza di Rescritti, suppliche, atti


Nel Settecento le Congregazioni religiose e le Confraternite avevano un patrimonio immobiliare enorme, accumulato in secoli e secoli di donazioni. Questi beni godevano di tanti privilegi e pagavano pochissime tasse.
Per porre rimedio a questo, e per limitare il potere temporale della Chiesa, il Granduca Leopoldo abolì le Congregazioni e quasi tutto il loro patrimonio passò all’ erario granducale.

E i preti? 
Il Motu proprio (= la legge) del 30 ottobre 1784 diceva che:

“Al fine di assicurare la sussistenza dei parroci ed il mantenimento delle Chiese e dei Ministri della religione, il Granduca stabilisce che in ogni Diocesi venga creato un Patrimonio Ecclesiastico. Questi uffici avranno una totale dipendenza dal Governo tramite il Segretario del Regio Diritto. Nelle Diocesi di Firenze, Siena, Pisa, Arezzo e Pistoia i Patrimoni Ecclesiastici avranno un Amministratore, un Computista e un Cassiere”.          S.A.R    Leopoldo I   di Lorena

La decisione di confiscare i beni degli Enti ecclesiastici fu rapida, quasi inaspettata, e l’Editto del 21 marzo 1785 stabilì:

“La soppressione nel Granducato di Toscana di tutte le Compagnie, Congregazioni, Congreghe, Centurie e Confraternite di qualsiasi nome o natura, siano essi di ecclesiastici o secolari, uomini o donne, compresi i Terzi Ordini".

Gli Enti Ecclesiastici

La Confraternita è una società di persone devote con sede in chiese o oratorii, che celebra esercizi di religione e di pietà, onora un mistero o un santo e esercita uffici caritatevoli. La Congregazione (da congregare,  "riunire in gregge") è un gruppo di persone radunato per motivi religiosi. I Terzi Ordini sono associazioni i cui membri conducono una vita apostolica e tendono alla perfezione cristiana secondo le regole di un istituto religioso.

"Gli amministratori del Patrimonio Ecclesiastico dovranno prendere possesso di Chiese, Case, Libri, Arredi Sacri, Effetti e Fondi usufruendo, in campagna, dell’aiuto dei Cancellieri Comunitativi (= i segretari comunali). Case, Fondi e Beni saranno immediatamente stimati e venduti; le Chiese che i vescovi non riterranno utili per le Cure saranno vendute. 
Per quanto riguarda invece gli arredi sacri verranno compilati degli inventari che saranno comunicati ai vescovi che, in accordo col Segretario del Regio Diritto, stabiliranno una loro ridistribuzione alle parrocchie della Diocesi più bisognose. Saranno ugualmente ridistribuiti le ufficiature e i benefici delle chiese soppresse, salvi i diritti dei patroni privati. 
Beni e rendite saranno incorporati nel Patrimonio Ecclesiastico, che userà tali denari per aumentare la congrua delle parrocchie più bisognose. Il Granduca stabilisce anche che in ogni Cura del Granducato sarà creata un’unica Confraternita che avrà il titolo del Santo titolare della cura e non avrà chiesa, né oratorio separato e non avrà patrimonio da amministrare”.
 
Sua Altezza Reale Leopoldo I di Lorena, Granduca di Toscana

Anche senza essere esperti in diritto si capisce che questa legge era rivoluzionaria. Come venne applicata a Marradi? Che effetto ebbe?
L’Editto stabiliva in modo perentorio che i Cancellieri Comunitativi (= erano un po’ come i nostri segretari comunali) dovevano censire le Confraternite da chiudere, che qui da noi erano tante.
C’era la Confraternita del Santissimo Sacramento, nella chiesa arcipretale di Marradi, del Santissimo Sacramento e Rosario a S.Martino in Stagnana, San Giovanni Battista a Badia della Valle, San Iacopo a Cardeto, Santa Reparata al Salto, San Mattia a Popolano, San Domenico a Campigno, San Barnaba a Gamogna, San Lorenzo in Bulbana, San Michele a Grisigliano

C’era anche la Centuria del Santissimo Rosario, presso la chiesa di Marradi, che viene così descritta nel censimento:

“La Centuria non possiede cosa alcuna e supplisce con le tasse dei fratelli e sorelle, essendo composta di cento uomini e cento donne, venticinque sacerdoti e venticinque monache, che pagano due crazie (= erano delle piccole monete d’argento) ogni anno, la prima domenica di ottobre, e la somma viene spesa nell’organizzazione della festa del Santissimo Rosario e nella celebrazione di una messa nella prima domenica di ogni mese per i fratelli vivi o defunti.. Marradi, 30 ottobre 1784

Poi c’era la Congrega di S.Lorenzo martire, presso la chiesa arcipretale “… formata da cento sacerdoti che pagano due baiocchi ogni due anni …” e la Congrega di S.Antonio Abate, composta di 40 soci che pagano un testone (= era una moneta d’argento di un certo valore) ogni anno, da spendere nella festa di S.Antonio.




Congregazione di S.Antonio abate: questa Congregazione non possiede cosa alcuna ...



Dunque si trattava di un intreccio di organizzazioni parrocchiali e di oratorio, ognuna con il suo bilancio, le sue regole, i suoi affiliati e i suoi privilegi. Naturalmente oltre agli scopi dichiarati c’erano gli interessi economici, che si concretizzavano nella raccolta delle elemosine e delle donazioni. Il granduca Pietro Leopoldo era un Asburgo e ragionava da tedesco, sicché tutto questo non poteva durare. 
 
Ecco qui accanto uno dei tanti editti che spiegano chiaramente il suo pensiero:
“All’oggetto di prendere in considerazione tutte le Società del Granducato sotto il nome di Compagnie, Congregazioni, Congreghe, Centurie e Terzi Ordini, che nello stato in cui al presente sono non portano alcun utile alla Religione, abbiamo voluto che …”

Si fece un inventario dei beni e degli arredi da vendere o da distribuire alle chiese più povere. La Confraternita di Marradi era ricca e fu privata di tutto.
L’arciprete protestò e il Cancelliere Domenico Lelli, per non esagerare, gli lasciò questi oggetti:
 
“Un ostensorio d’argento del peso di libbre sei, un turribulo d’argento con la sua navicella, del peso di 3 libbre, tre tavolette d’altare, d’argento, un baldacchino telato e frangiato d’oro falso, un paliotto di seta bianca guarnito d’oro, una lampada d’argento di sette libbre, un ombrellino di damasco perlato e ornato d’oro, una pianeta di raso rosso a fiori”.         Marradi, 16 maggio 1785



Il turribulo (a sinistra) serve per incensare,
la navicella è un contenitore
per incensi e aromi

Maddalena di Biforco aveva un debito con la Compagnia di S.Iacopo a Cardeto. Pensò e sperò che, siccome questa era stata soppressa, si potesse sopprimere anche il suo debito e scrisse al Cancelliere questa lettera:

“Compiego a Vostra Signoria Eccellentissima l’annessa supplica di Maddalena de’ Pazzi debitrice della soppressa Compagnia di S.Iacopo a Cardeto, pregandola di prendere in considerazione le di Lei circostanze domestiche e propormi se meriti la richiesta condanagione di sorte e frutti o dei frutti solamente o una composizione dei frutti dei quali va debitrice. Intanto con il più perfetto ossequio passo a segnarmi.
 

Maddalena de’ Pazzi, Marradi 18 ottobre 1786

Gli Enti soppressi non furono più riattivati, salvo qualche piccola eccezione, come questa qui di seguito.
Fu così che Michele di Pistoglia (un podere vicino a Lutirano) dovette ricominciare a dare ogni anno un po’ di vino al Curato di Abeto, che gli rilasciò questa specie di ricevuta:



La chiesa di Abeto



“Attesto io iscritto Curato di S.Michele ad Abeto che il signor Michele Bandini da Pistoglia ha somministrato 18 fiaschi di vino per la festa del Santissimo Sacramento e questo in forma di un Legato fatto da uno dei suoi antenati a tal fine. Siccome nell’anno scaduto non si fece detta festa essendo la chiesa atterrata (= abolita), dal medesimo Bandini non fu consegnato il vino perché, mancando il fine per cui fu lasciato, pare che non fosse dovuto l’adempimento”. 
Io, Niccolò … Viarani      Curato come sopra 20 giugno 1786

All’atto di soppressione le Confraternite depositarono i libri contabili a Firenze. La Compagnia di Marradi non lo fece nel modo dovuto e successe che:
 
“Pende indecisa davanti al Magistrato Supremo una causa contro il Patrimonio Ecclesiastico introdotta dai signori Andrea e Giovanni Albertoli e Biagio Pedretti che domandano il pagamento di 475 lire per alcuni stucchi della cappella della Vergine del Popolo ordinati dai Fratelli della soppressa Confraternita del Santissimo Sacramento di Marradi. 
Rilevo che nell’aprile 1782 don Giuseppe Sangiorgi, Antonio Torriani, Gregorio Pescetti e Carlo Franco Fabbroni si adunarono nella canonica e loro stessi si impegnarono nella spesa e non la Confraternita. Non trovo in archivio alcuni libri appartenuti a detta Compagnia, e vorrei sapere dove sono perché ho motivo di sospettare che vi sia qualche intrigo a danno del Patrimonio Ecclesiastico”.
Firenze, dalla Règia amministrazione dei Patrimoni Ecclesiastici,
14 ottobre 1789 Carlo Setticelli

Il cav. Bandini, doveva dei soldi alla Compagnia di Badia della Valle, della quale era amministratore. Nella confusione dovuta alla soppressione fece finta di niente, ma il Cancelliere si arrabbiò e gli scrisse così:

“Non è questa la prima volta che Vostra Eccellenza viene ricercata sulla nota pendenza del credito proveniente dalla soppressa Compagnia della Madonna del Carmine nella chiesa della Badia di valle Acereta. Per rinfrescargliene la memoria le trasmetto in appunto lo stato attivo di detta Compagnia da lei compilato (= il bilancio) e siccome questo affare, sebbene già discusso è rimasto sempre sospeso, la prego di volersi prestare con l’ordinaria sua intelligenza e impegno onde ottenerne in un modo o nell’altro la debita terminazione. Già lei cav. Bandini insiste nella sua negativa di pagare, e siccome domanda le autentiche prove del credito e queste non vi sono, è forza almeno che in Foro Juri (= in tribunale) io convenga della sua buona ragione”.

Il Signor Cancelliere Comunitativo 
di Marradi       dì 25 ottobre 1789


A fianco ... non è questa la prima
volta che Vostra Eccellenza ...




Poi negli anni successivi cominciarono le aste. Una gran quantità di terreni, poderi e case furono venduti ai migliori offerenti, che quasi sempre erano i signori del paese. Però da queste compravendite emergono anche altre famiglie, come i Piani e i Mercatali.

Vincenzo Mercatali, abitante alla Badia del Borgo, con i suoi dieci fratelli comprò quasi tutta la proprietà dei monaci e lui stesso descrive così il suo acquisto:
“Da altro pubblico istrumento rogato dal notaio Clemente Sangiorgi datato 25 aprile 1791 apparisce che i Comparenti (= gli undici fratelli Mercatali) acquistarono dai Reverendi Monaci Vallombrosani vari beni al prezzo di 10.582 scudi fiorentini con l’obbligo di pagare scudi 100 ogni anno in diminuzione della sorte, e sul rimanente il frutto recompensativo nella ragione del 3% e sopra questi beni vi rimane ancora un debito 9.200 scudi”.
GLI SCUDI
Quanto valeva uno scudo? Fare paragoni con la nostra moneta è impossibile, però si può tener conto che la costruzione del Palazzo del Comune nel 1774 costò 3351 scudi e la costruzione della chiesa arcipretale 3570 scudi nel 1783.


Bibliografia Documenti dell’Archivio storico del Comune di Marradi, filza rescritti e suppliche degli anni dal 1780 al 1798. L'archivista Francesco Cappelli diede un indispensabile aiuto per questa ricerca.